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Il missile ipersonico di Kim: entusiasmo, diffidenza e preoccupazione

America-Cina Il Punto | La newsletter del Corriere della Sera

Mercoled 12 gennaio 2022

Il missile ipersonico di Kim: entusiasmo, diffidenza e preoccupazione
editorialista di andrea marinelli

A Washington tre problemi affliggono Joe Biden e i democratici, decisi a far approvare due leggi sulla tutela del diritto di voto. A Pyongyang i fratelli Kim, Jong-un e Yo-jong, hanno assistito con il binocolo (sopra, foto Ap) al lancio di un missile ipersonico. A Seoul la Difesa sostiene però che il missile non fosse davvero ipersonico. Sulla costa Ovest degli Stati Uniti, per sicurezza, hanno sospeso decolli e atterraggi per circa quindici minuti. Al largo delle Hawaii, intanto, è stata notata una nave-spia russa.

Buongiorno, e bentornati su AmericaCina per il nostro viaggio quotidiano sulla rotta geopolitica. Oggi abbiamo anche un’intervista al dissidente russo e campione di scacchi — o viceversa? — Garry Kasparov; la nuova unità del dipartimento di giustizia americano per combattere il terrorismo interno; la stretta continua di Pechino su Hong Kong; la tragedia di Haiti fra due terremoti (distanti 12 anni); le difficoltà di una 13enne alle prese con un padre famoso; un B52 a spasso nel deserto, fra Arizona e New Mexico.

Buona lettura!

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1. I fratelli Kim e il lancio del missile ipersonico
editorialista
di guido santevecchi, corrispondente da pechino

imageKim Jong-un e Kim Yo-jong assistono al lancio del missile ipersonico

C’era anche Kim Jong-un, appostato con binocolo a un finestrino del suo autobus da campo speciale (nella foto in alto, in apertura di newsletter), ad assistere ieri al secondo lancio missilistico nordcoreano del 2022. Il dittatore non aveva partecipato ai test da diversi mesi e la sua presenza sulla scena, i grandi sorrisi, gli applausi dei suoi gerarchi fanno pensare che effettivamente la prova a fuoco sia stata di un certo rilievo e il risultato entusiasmante (dal punto di vista di Kim).

Gli analisti hanno tratto un altro dettaglio dalle immagini: nel vagone comando, davanti a Kim, c’era anche la sorella Kim Yo-jong, spalla a spalla con due alti funzionari dell’apparto militare e industriale nordista. La presenza della signora significherebbe un ulteriore innalzamento della sua posizione: non solo addetta all’immagine del fratello maggiore, ma anche coinvolta nelle attività militari che sono per Kim la polizza di assicurazione sulla sopravvivenza del regime. Finora, Kim Yo-jong era sempre stata solo intravista nelle retrovie delle operazioni, a rispettosa distanza da generali e altissimi dignitari.

Oggi la propaganda di Pyongyang, diffondendo le immagini del Maresciallo durante il test, afferma che il missile era della categoria ipersonica e che ha «volato per 600 chilometri con maggiore manovrabilità rispetto ai due tentativi precedenti, effettuando un’ampia virata e avvitamenti per altri 240 chilometri prima di centrare il bersaglio posto a 1.000 chilometri di distanza».

Secondo la valutazione ufficiale della Difesa sudcoreana, l’ordigno ha volato per più di 700 chilometri, a una velocità massima di Mach 10 (che significa 10 volte superiore a quella del suono) e raggiungendo un apogeo di 60 chilometri. Seul dice di non credere che il missile fosse spinto da tecnologia ipersonica, ma solo balistica (innalzamento e ricaduta con traiettoria parabolica: sicuramente ipersonici erano invece i missili lanciati dalla Cina settimane fa, che hanno sorpreso gli Stati Uniti).

Ieri mattina però, il lancio nordcoreano ha preoccupato anche la Federal Aviation Administration americana (che sovrintende ai voli di aerei civili): pochi minuti dopo la rilevazione dell’ordigno sul Mar del Giappone, sono stati sospesi decolli e atterraggi negli aeroporti della costa Ovest degli Stati Uniti. «La piena operatività è ripresa in meno di 15 minuti», ha detto in un comunicato la Faa sottolineando che la sua policy è sempre di «prendere misure precauzionali».

La Nord Corea sostiene di aver condotto tre test con missili ipersonici: il primo nel settembre del 2021; il secondo il 5 gennaio 2022 e il terzo ieri. Al momento, solo Stati Uniti, Russia e Cina ammettono di aver effettuato lanci di ordigni ipersonici, la cui pericolosità non è tanto nella velocità, ma nel fatto che rispetto ai missili balistici volano a quote più basse, sono manovrabili e quindi possono «planare» sul bersaglio lasciando poco spazio alle difese nemiche per intercettarli.

2. Avviso ai naviganti | Nave-spia russa al largo delle Hawaii

imageLa nave spia Kareliya

(Guido Olimpio) Il Pentagono ha segnalato la presenza di una nave per l’intelligence russa al largo delle Hawaii. L’unità, proveniente dal porto di Vladivostok, si mantiene al di fuori della zona di esclusione economica. Non è la prima visita di questo tipo. Gli americani dispongono sull’isola di Kauai del poligono di Barking Sands usato per test missilistici e, in maggio, la nave-spia (la Kareliya) era apparsa in concomitanza di una prova. In quell’occasione il comando statunitense aveva deciso di spostare il lancio.

L’arcipelago svolge una duplice funzione: è come una sentinella in mezzo al Pacifico e rappresenta una base con proiezione strategica verso Oriente. Qui lo Us Navy ha depositi, appoggi, strutture per la sua flotta mentre sono fondamentali i sistemi di sorveglianza. Specie quando Kim Jong-un lancia i suoi ordigni. Ai turisti che raggiungono questo luogo bellissimo, oltre ad ammirare una natura magnifica, può capire di scorgere un sommergibile all’ancora. Lo dico per esperienza personale.

3. L’intervista | Garry Kasparov: «Putin è pronto a tutto»
editorialista

imageGarry Kasparov (a sinistra) con Alexei Navalny a San Pietroburgo nel 2012 (foto Afp/ Olga Maltseva)

Garry Kasparov non ha dubbi. Nato cittadino sovietico a Baku (Azerbaigian) 58 anni fa, campione del mondo di scacchi per un quindicennio fino al Duemila, dissidente durante il comunismo e aperto oppositore da quando Vladimir Putin è al Cremlino, Kasparov da anni ha lasciato la Russia per proteggere la propria incolumità e ora accusa: «L’Occidente sta ignorando l’esperienza storica degli anni ‘30».

Vuole dire che l’Occidente sottovaluta la determinazione di Putin nell’aggredire l’Ucraina e spargere il caos in Europa orientale?
«Dire che stia sottovalutando è un understatement. Chi sottovaluta almeno riconosce una minaccia, anche se non la prende molto seriamente. Negli anni ‘30 la Francia o la Gran Bretagna sottovalutarono Hitler. Oggi parlare di sottovalutazione significa ignorare l’esperienza storica, perché abbiamo già avuto gli anni ‘30. Significa ignorare quello che Putin ha già fatto e quello che ha detto. È incredibile».

Continua a leggere l’intervista sul sito del Corriere, cliccando qui.

4. Biden, tre problemi sul diritto di voto
editorialista
di giuseppe sarcina, corrispondente da washington

imageJoe Biden durante il discorso di ieri all’Atlanta University Center Consortium (foto Ap/Patrick Semansky)

Joe Biden rientra da Atlanta (qui il nostro racconto dalla città della Georgia) senza aver compattato il partito democratico sul tema cruciale del «filibuster». Da oggi a lunedì, festa federale per il Martin Luther King day, il leader della maggioranza al Senato, Chuck Schumer, «verificherà » se esistono le condizioni politiche per portare in aula e fare approvare le due leggi sulla tutela del diritto di voto. Altrimenti si procederà alla «spallata», cioè al superamento a maggioranza semplice dell’ostruzionismo, con il pieno avallo di Biden.

Il presidente e la leadership del partito, però, hanno tre problemi.

  1. Cresce il fronte dei riluttanti. Oltre ai soliti noti, Joe Manchin e Kyrsten Sinema, sono spuntati ora due «perplessi»: Mark Kelly e John Tester. Il discorso del presidente, a quanto pare, non li ha convinti.
  2. Anche i leader della comunità afroamericana sono divisi. Ad Atlanta si è presentata la vecchia guardia, Al Sharpton, Jesse Jackson e altri. Ma Stacey Abrams, punto di riferimento assoluto sul tema, non si è fatta neanche vedere. In Georgia la delusione della base democratica è evidente.
  3. I repubblicani hanno già attivato e contromisure. Il numero uno dei conservatori, Mitch McConnell, ha avvisato Chuck Schumer: se cambiate le regole, presenterò in aula decine di progetti di legge. A quel punto basterà anche un solo democratico per approvare provvedimenti indigesti ai progressisti. Per esempio: il taglio dei fondi alle cosiddette «città santuario», le più tolleranti con i migranti irregolari.
5. L’unità americana per il terrorismo interno
editorialista

imageL’attentato di Oklahoma City del 19 aprile 1995, uno dei casi più noti di terrorismo interno: l’attentatore Timothy McVeigh uccise 168 persone (foto Afp/Bob Daemmrich)

A fine dicembre la strage vicino a Denver, in Colorado. Cinque le vittime di un killer suprematista, animato dall’odio verso le donne, un esempio tragico di misoginismo violento. Una tendenza non più isolata. Episodio allarmante simile ad altri, una minaccia da affrontare in modo risoluto. Dunque è positivo che il Dipartimento della Giustizia abbia deciso di creare una nuova unità per affrontare il terrorismo interno. Il ministero ha chiesto un fondo supplementare di 101 milioni di dollari, inclusi 45 destinati all’Fbi e altrettanti ai procuratori chiamati ad investigare sull’estremismo americano.

Per i federali sono almeno tre i fronti:

  1. Neonazisti, radicali di destra, survivalisti.
  2. Nuclei anarchici.
  3. Milizie.

A mio avviso, però, oltre a task force e denaro serve anche una valutazione legale diversa del fenomeno. Ci sono alcuni attacchi che a volte non sono considerati atti di terrorismo in quanto non è chiara la motivazione politica, condizione indispensabile per giudicarli come tali. Esistono situazioni dove il protagonista è una sorta di ibrido e il dramma di Denver lo rappresenta: lo sparatore Lyndon McLeod ha colpito persone che conosceva — quindi spinta individuale — tuttavia alle spalle aveva posizioni ideologiche nette e dichiarate.

Pochi giorni fa è emerso un aspetto sconcertante. Un cittadino tedesco, dopo aver letto un libro online scritto da McLeod, aveva contattato nel gennaio 2021 la polizia in quanto allarmato dai riferimenti a possibili omicidi. Ma gli investigatori hanno ritenuto che non esistessero i presupposti per un intervento.

6. Hong Kong, stretta sulla libertà di stampa
editorialista
di monica ricci sargentini

imageLa governatrice Carrie Lam questa mattina in parlamento a Hong Kong (foto Ap/Kin Cheung)

Il nuovo anno non ha portato buone notizie per la libertà di stampa ad Hong Kong. Nei primi giorni di gennaio sono state tre le piattaforme multimediali costrette alla chiusura. La prima è Citizen News: «Non mi sento più di guidare la redazione», ha detto la caporedattrice Daisy Li, «come facciamo a lavorare in sicurezza?». Il 4 gennaio è stata la volta di Mad Dog Daily, il sito diretto dall’ex deputato dell’opposizione Raymond Wong Yuk-man. Il 29 dicembre Stand News aveva cessato le pubblicazioni dopo una perquisizione e l’arresto di sette dipendenti e due ex direttori.

A questo vanno aggiunti le decine di giornalisti che hanno lasciato tv e giornali negli ultimi mesi. Per la governatrice Carrie Lam la chiusura delle testate non può essere imputata al governo e a una limitazione della libertà di stampa. Sarà. Intanto oggi è stata ufficializzata l’approvazione di una nuova legge sulla sicurezza nazionale, in aggiunta a quella imposta alla fine di giugno del 2020 dalla Cina per reprimere il dissenso dopo le proteste di massa del 2019. La situazione non può far altro che peggiorare.

7. Haiti, fra due terremoti
editorialista

imageUna donna fra le macerie di Port-au-Prince, il 18 gennaio 2010 (foto Ap/Gerald Herbert)

Gli chiedi un ricordo del terremoto che esattamente dodici anni fa, il 12 gennaio 2010, rivoltava la città di Port-au-Prince come un gigantesco aratro lasciando oltre 200 mila vittime sul terreno. E lui risponde che la prima cosa che gli viene in mente sono le vittime del terremoto più fresco, quello che ha solcato il Sud più rurale del Paese lo scorso Ferragosto. «Chi è sopravvissuto e ha perso quel poco che aveva vive ancora sotto gli alberi, tra le macerie». Gli aiuti? «Quasi inesistenti. C’è stato un po’ di interesse per un paio di mesi, e poi basta». Perché? «La strada per il Sud, come molte altre, è quasi sempre impraticabile per la violenza delle gang. Anche i rari aiuti faticano ad arrivare a chi ne ha bisogno, occorre usare la chiatta, è tutto più complicato, più costoso».

Dove sei? «In strada», risponde padre Rick. Naturale. E dove se no: Rick Frechette, 68 anni, americano della East Coast, medico e sacerdote, responsabile dei progetti della Fondazione Francesca Rava a Haiti, quando non è in ospedale è (quasi) sempre «in strada». Il 22 gennaio prossimo gli piacerebbe essere alla Scala di Milano, alla serata di beneficenza organizzata per i progetti della Fondazione (tutte le informazioni su www.nph-italia.org). Ma Haiti è in piena emergenza. Ogni giorno, ogni ora, è una corsa.

Un impegno da mantenere, qualcosa da portare: medicine per un ambulatorio, bombole di ossigeno per gli infettati del St Luc, bambini in fin di vita per l’ospedale St Damien, un ferito da soccorrere, una cisterna d’acqua per un quartiere isolato dalle violenze, sacchi di farina per rifornire il panificio di Francisville, la cittadella dei mestieri non lontana dall’ospedale pediatrico che dà lavoro a tanti ragazzi, pagnotte di straforo da allungare alla vittima di un rapimento, un capo gang con cui trattare per la liberazione di un prete o di un ragazzino.

Leggi l’articolo completo sul sito del Corriere, cliccando qui.

8. Ted Cruz, la figlia 13enne e l’emancipazione via TikTok

imageUna foto di famiglia dei Cruz: Caroline è la prima a destra

(Andrea Marinelli) «Un sacco di gente mi giudica a prima vista basandosi su di lui, ma io non sono d’accordo con gran parte delle sue opinioni». La confessione su TikTok di Caroline Cruz, figlia del senatore texano ultraconservatore Ted, sta circolando molto nelle ultime ore, anche perché nei commenti la ragazza avrebbe rivelato, rispondendo a una domanda diretta, di essere bisessuale e di non averlo ancora detto ai genitori. «Onestamente sono un po’ nervosa», ha scritto Caroline, «ma non credo che si arrabbierà». Eppure, nota il sito Lgbtq Nation, che per primo ha riportato la notizia, la ragazza farebbe bene a preoccuparsi: il padre «è uno dei più espliciti oppositori dei diritti gay nel Congresso americano».

Al di là della politica — il Dallas Tribune ironizza sul fatto che il senatore non prenderà neanche il voto della figlia, alle prossime elezioni — molti osservatori hanno trovato la notizia quantomeno fuori luogo, sopratutto per l’età della sua protagonista: Caroline ha appena 13 anni. «Questo è sfruttamento di minore, è una disgustosa negligenza etica da parte dei media. Lasciatela in pace», ha scritto su Twitter Meghan McCain, figlia dell’ex senatore repubblicano John ed editorialista del Daily Mail. «Detesto Ted Cruz», ha replicato dall’altra sponda del torrente politico la scrittrice Jill Filipovic, «ma sua figlia ha 13 anni, e le cose adolescenziali che posta su TikTok non sono di interesse pubblico».

Caroline — che nel video accusa anche i genitori di aver manipolato una foto di famiglia per far apparire i suoi abiti «più conservatori» — non è la prima adolescente a prendere le distanze dalla famiglia (conservatrice) su TikTok; un anno e mezzo fa i video della figlia Claudia, 15 anni, portarono alle dimissioni della consigliera di Trump, Kellyanne Conway. La ragazza, che aveva ripetutamente «trollato» i genitori sui social network — dove aveva centinaia di migliaia di follower e dai quali, alla fine, era stata costretta a prendere «una pausa di sanità mentale» — sosteneva in fondo la stessa cosa di Caroline: è difficile, per un adolescente, distanziare la propria immagine pubblica da quella di un genitore.

«Mi auguro che i giornalisti onorino la lunga tradizione che impone di lasciare i figli dei politici fuori dalla contesa, indipendentemente da quanto i ragazzi spingano per entrarci», ha commentato a Forbes Susan Campbell, professoressa della University of New Haven. «Guardate cosa è successo a Claudia Conway». Qualcosa di buono, da questa storia, potrebbe però uscirne: nel 2013, dopo che il figlio Will, al primo anno di università a Yale, aveva fatto coming out con una lettera ai genitori, il senatore repubblicano dell’Ohio Rob Portman divenne il primo conservatore a sostenere ufficialmente i matrimoni fra persone dello stesso sesso. I tempi sono cambiati, le linee di partito sono ancora più serrate di un decennio fa, ma chissà che, pensando alla figlia, Ted Cruz non si ammorbidisca.

9. Un B52 a spasso nel deserto

imageIl B52 durante il trasporto dall’Arizona al New Mexico

(Guido Olimpio) Trasporti speciali. Un B52 che riposava in «naftalina» nel deposito della base di Davis in Arizona è stato tirato fuori dai tecnici e caricato su un grande Tir. Il bombardiere è stato quindi trasferito in New Mexico dove sarà parzialmente assemblato di nuovo in vista di futuri test. Noto in codice come Damage Inc II, era stato costruito nel 1961 ed è rimasto in servizio fino al 2008.

Ho avuto modo di visitare il Boneyard, così è chiamato il grande centro a sud di Tucson, dove sono stoccati migliaia di aerei militari grazie al clima secco. Una parte sono distrutti, altri «conservati» in caso dovessero servire. Proprio un B52 è stato riattivato per sostituire un velivolo perduto in un incidente.

Grazie di averci letti anche oggi. Buona giornata!

Andrea Marinelli


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